Evelyne e il mondo Nappytalia alla conquista di Bruxelles

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“Posso essere onesta e dire che non mi aspettavo nulla di tutto ciò, ma pare che Nappytalia riesca sempre ad emozionare”, tanto da riuscire a scaldare – aggiungiamo noi – il cuore delle istituzioni europee.

Evelyne S. Afaawua non trattiene l’emozione per il riconoscimento che ha ottenuto, giovedì 23 settembre, nella sede del Parlamento europeo di Bruxelles dove il progetto Nappytalia è stato premiato con il primo premio nella categoria “social” al “Digital African Woman Conference”, un programma che punta a supportare lo sviluppo di start-up high-tech da parte di donne africane nel Continente o della Diaspora. Continua a leggere

La denuncia di “Public Eye”:
“Le aziende svizzere inondano l’Africa di carburante tossico”

Road from Accra to Kintambo. Ghana.  Cover picture of the report "Dirty Diesel. How Swiss Traders Flood Africa with Toxic Fuels. A Public Eye Investigation, September 2016. |

Road from Accra to Kintambo. Ghana. Cover picture of the report “Dirty Diesel. How Swiss Traders Flood Africa with Toxic Fuels. A Public Eye Investigation, September 2016. | (c) Carl de Keyzer / Magnum Photos

Il rapporto “Dirty Diesel”, pubblicato il 15 settembre dall’organizzazione svizzera Public Eye (già conosciuta come Berna Declaration), svela gli abusi commessi in Africa dagli imprenditori elvetici del settore petrolchimico. Secondo quanto scoperto alcune aziende approfittano degli insufficienti standard africani per produrre, fornire e vendere carburanti ad alto tenore di zolfo, proibiti in Europa, contribuendo all’aumento dell’inquinamento dell’aria nei villaggi africani e mettendo a rischio la salute di milioni di persone. Nella petizione indirizzata a Trafigura, Public Eye ed i suoi partner africani domandano al gigante ginevrino di impegnarsi a vendere, ovunque nel mondo, carburanti conformi agli standard europei. Continua a leggere

Da Como la storia di Christian: il richiedente asilo che aiuta i migranti bloccati in stazione

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Da settimane la situazione dei migranti accampati nel parco della stazione S. Giovanni di Como si è guadagnata l’attenzione dei giornali, non solo italiani ma di mezza Europa. Como è stata dipinta come la nuova Ventimiglia e i numeri – le presenze oscillano stabilmente tra le 350 e le 450 persone – sembrano confermare questa lettura.

Nonostante la rigidezza dei controlli da parte delle Guardie di confine, con modi non sempre “ortodossi” come ha recentemente denunciato l’associazione ASGI, la Svizzera è diventata un nuovo corridoio di transito per quanti, arrivati in Italia per lo più dai Paesi del Corno d’Africa (Eritrea ed Etiopia in testa), cercano di raggiungere il nord Europa.

Ma come spesso accade accanto alla Storia con la “s” maiuscola e al tentativo di trovare risposte politiche ed umanitarie all’emergenza, ruotano le storie, piccole ma altrettanto importanti: quelle dei migranti, dei volontari e di tanti comuni cittadini. Definizioni che finiscono per confondersi nel caso di Christian Unanam, richiedente asilo nigeriano arrivato a Como nell’aprile del 2015 e divenuto nelle scorse settimane uno dei tanti volontari impegnati nell’assistenza al popolo di San Giovanni.  Continua a leggere

Cercando la via per il nord:
in aumento i migranti africani al confine italo-svizzero

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Da circa una settimana la stazione San Giovanni di Como è al centro di un flusso di migranti – per lo più eritrei e somali – intenzionati ad attraversare il confine diretti verso il nord Europa. Una situazione divenuta particolarmente critica nei giorni scorsi quando, nelle ore serali, sono arrivati ad essere un centinaio i migranti costretti a dormire all’addiaccio nei pressi della stazione.

I giornali a caccia di titoli ad effetto hanno parlato di Como come la nuova Ventimiglia, in Svizzera si è arrivati addirittura ad evocare Calais, la città su La Manica che accoglie i migranti diretti verso il Regno Unito. Ma a guardarla da vicino la situazione nella città lombarda al confine con il Canton Ticino è ben diversa.

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I nuovi accordi tra Ue e Africa per gestire le migrazioni.
Cinque cose da sapere

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Nei giorni scorsi – precisamente il 7 giugno 2016 – la Commissione europea ha presentato a Strasburgo il nuovo schema di accordi bilaterali (i cosiddetti compacts) che verranno sottoscritti con sette Paesi di Africa (Nigeria, Mali, Niger, Senegal ed Etiopia) e Medio Oriente (Giordania e Libano) nel tentativo di coinvolgerli nella gestione dei flussi migratori. Ho provato a leggere i vari documenti ufficiali di quella che è stata ribattezzata una “New Migration Partnership Framework” e questo è quello che ho capito riguardo all’Africa. Continua a leggere

Gli Africani dei Balcani.
Il reportage pubblicato
dalla rivista Nigrizia

Il numero di Nigrizia di maggio con il reportage sugli africani della Rotta Balcanica

Il numero di Nigrizia di maggio con il reportage sugli africani della Rotta Balcanica

Pubblichiamo di seguito alcuni stralci del reportage “Gli africani dei Balcani” pubblicato sul numero di maggio della rivista Nigrizia  a firma di Michele Luppi con foto di Vincenzo Bruno. Un tema quanto mai di attualità di fronte allo sgombero del campo di Idomeni. Per acquistare il numero www.nigrizia.it.

Per quanto possa sembra strano non è inusuale incontrate africani lungo la cosiddetta Rotta Balcanica. Seppur la loro presenza rappresenti una piccola percentuale dei circa 850 mila migranti arrivati in Grecia nel corso del 2015 – per il 90% siriani, iracheni e afghani – il loro numero costituisce un elemento importante per comprendere l’elasticità delle rotte migratorie. Una presenza che rischia di sfuggire alle statistiche ufficiali dove i migranti africani si perdono nella colonna delle “altre nazionalità”. Continua a leggere

Il 18 maggio a Roma la prima conferenza Italia-Africa

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Mercoledì 18 maggio alle ore 9.30, si terrà alla Farnesina la Prima Conferenza Ministeriale Italia – Africa, che riunirà a Roma oltre 40 Ministri di altrettanti Paesi Africani, i loro Rappresentanti Permanenti presso l’ONU a New York e i responsabili di circa 15 tra Organizzazioni Internazionali del Sistema delle Nazioni Unite e Regionali. Continua a leggere

AFROCULT.IT: La moda e la cultura afroitaliana
sbarcano all’università

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Il mondo della cultura e della moda afroitaliana entra in università e lo fa dalla porta principale con la conferenza AFROCULT.IT: un’intera giornata di studio che si terrà, venerdì 6 maggio, all’Università Cattolica di Milano. All’iniziativa, promossa da ModaCult – il centro per lo studio della moda e della produzione culturale dell’Ateneo – parteciperanno quindici realtà emergenti del panorama culturale italiano.

“Questo appuntamento – racconta Emanuela Mora, sociologa culturale – è nato un anno fa da un incontro fortunato e fortuito con la realtà del Festival dell’Ottobre africano e con due giovani stilisti afroitaliani. In quel momento è come se togliessi il coperchio da una pentola in ebollizione e scoprissi un mondo affascinante e ricco di esperienze, in un intreccio giocato tra Italia e Africa”. Continua a leggere

Benvenuta Africanews.
Il gruppo Euronews lancia
un canale panafricano

“Il 20 aprile 2016 sarà ricordato nella storia dei media africani”. Sono queste le parole con cui è stato lanciato “on air” Africanews il nuovo canale di informazione che nasce per iniziativa del gruppo Euronews.

Con una redazione composta da cinquanta professionisti di quindici nazionalità, un centro di produzione a Pointe Noire in Repubblica del Congo e trasmissioni via satellite in tutta l’Africa sub sahariana , Africanews si propone di arricchire il panorama dell’informazione in Africa e dall’Africa. Continua a leggere

L’ONU conferma la tragedia:
è ancora l’Africa a pagare
il prezzo più alto di vite

Fonte UNHCR

Fonte UNHCR

Una conferma ufficiale di quella “che potrebbe essere una delle più gravi tragedie del Mediterraneo degli ultimi 12 mesi” è arrivata nelle scorse ore dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

L’agenzia delle Nazioni Unite in un comunicato stampa (che pubblichiamo di seguito) sottolinea come “fino a 500 persone potrebbero aver perso la vita nel naufragio di una grande imbarcazione, affondata in un luogo non definito tra la Libia e l’Italia” tra il 15 e il 16 aprile scorso.

Una tragedia che tocca ancora da vicino l’Africa. A scorrere le nazionalità dei 41 superstiti (23 somali, 11 etiopi, 6 egiziani e 1 sudanese) si può intuire come fossero africani anche la maggior parte dei dispersi. Continua a leggere