In Tunisia “le tombe della dignità” per ricordare
i morti del Mediterraneo

foto @MicheleLuppi

Sette tombe di vetro galleggiano nel mare di Tunisia, sull’altra sponda del Mediterraneo. L’artista Sadika Keskes le ha chiamate “Tombeaux de la Dignité” (tombe della dignità), un segno visibile tra le onde del Mare Nostrum “per ricordare tutte quelle persone che nel Mediterraneo hanno perso la vita e rimarranno per sempre senza nome, senza ricordo. Uomini, donne e, purtroppo, anche bambini”.
Per questo tra le tombe blu ne spicca una più piccola di vetro bianco a ricordare tutti i bambini che sono morti nel tentativo di raggiungere l’altra sponda del mare.

Secondo le statistiche dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati dall’inizio del 2017 si contano già 2.681 migranti morti o dispersi nel Mediterraneo. Erano 5.096 nel 2016, 3.771 l’anno precedente.

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Ambaradan: on-line il corto sul Nero Nazi presentato a Venezia

La prima volta che Amin Nour mi ha parlato del progetto di un cortometraggio su un “Nero Nazi” (come lo definisce lui) eravamo a Verona in un albergo. Era la prima volta che ci incontravamo, ma ricordo il suo entusiasmo nel voler raccontare la storia di questo giovane ragazzo della periferia romana che si ritrova, come molti altri suoi coetanei, a vivere sospeso (o, forse, sarebbe meglio dire intrappolato) in un contesto sociale di estremismi crescenti, stretto tra il suo sentirsi italiano e una società pronta a gettagli in faccia, ad ogni possibile occasione, il suo essere diverso. Tanto da diventare lui stesso razzista. Continua a leggere

Ue: aiuti allo sviluppo utilizzati per costruire “muri”. Le accuse di Global Health Advocates

In occasione della riunione dei ministri europei dello sviluppo in Estonia l’11 settembre, un nuovo rapporto della ONG Global Health Advocates dimostra come l’attuale strumentalizzazione degli aiuti allo sviluppo dell’Unione Europea per arrestare i flussi migratori rappresenti una strategia destinata a fallire.

“Gli aiuti allo sviluppo hanno l’obiettivo di finanziare programmi a lungo termine per sradicare la povertà,  in linea con le priorità di sviluppo dei paesi partner. Tuttavia – scrivono in un comunicato i promotori del rapporto -, il Fondo Finduciario d’Emergenza dell’UE per l’Africa, uno strumento piuttosto recente lanciato in modo affrettato dall’Unione Europea con un budget di quasi 3 miliardi di Euro in aiuti allo sviluppo, fa esattamente il contrario: privilegia soluzioni rapide a problematiche nazionali europee, senza un reale coinvolgimento dei governi locali e della società civile in Africa”.

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Mediterraneo: crollano gli arrivi in Italia. Ma in Europa
si può davvero esultare?

A member of Libya’s coastguard points during a patrol east of Tripoli, Libya May 28, 2015. REUTERS/Ismail Zitouny

Non c’è che dire, i dati parlano chiaro: la strategia messa in atto dal governo italiano, con il sostegno dell’Unione europea, e portata avanti con determinazione dal ministro degli interni Marco Minniti sta dando i frutti desiderati: nel mese di agosto il numero di migranti soccorsi in mare e portati sulle coste italiane, per entrare poi nel sistema di accoglienza, è drasticamente diminuito.

Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’interno le persone sbarcate dal 15 al 24 agosto sono state 511 a fronte delle 3850 dello stesso periodo del 2016. Continua a leggere

Se Tallinn non chiama Addis. Quel filo interrotto tra
i leader dei due continenti

“Due continenti, un solo futuro”. E’ questa la scritta, o forse potrei dire il motto, che campeggia sotto la testata di questo blog fin dalla sua nascita, ormai tre anni fa.

Non è retorica, ma la convinzione – concreta – che la storia e il destino di Africa ed Europa siano intrinsecamente legati. Basta scorrere gli articoli pubblicati in questi anni (assolutamente non esaustivi della complessità di questa relazione) per rendersi conto di quanto sia vero. Continua a leggere

Dopo Francia e Germania, l’Italia pensa ad inviare truppe nel Sahel. Opportunità e criticità di una missione

“Il Ministero della Difesa smentisce le notizie relative all’invio di militari italiani in Niger. Si sottolinea che non vi è nessuna ipotesi operativa al riguardo. La simulazione e pianificazione di tali azioni rientra nella normale attività addestrativa degli Stati Maggiori e riguarda le principali aree di crisi”.

Con questa nota il Ministero della Difesa italiano ha smentito, nei giorni scorsi, le notizie diffuse dal quotidiano La Repubblica circa la messa a punto dell’Operazione militare italiana “Deserto Rosso” tesa a contrastare i flussi di immigrati illegali che dal Niger raggiungono la Libia. Continua a leggere

Il 5° Africa-Eu Summit a novembre in Costa d’Avorio. L’Europa cerca il rilancio

Un nuovo incontro tra i capi di stato e di governo di Africa ed Unione europea si terrà a novembre 2017 ad Abidjan.

L’annuncio è arrivato pochi giorni fa in una comunicazione congiunta della Commissione europea e dell’EEAS (Servizio europeo per l’azione esterna) rivolta al Parlamento Ue e al Consiglio.

Si tratta del 5° Africa-Eu Summit dopo quelli de “Il Cairo” (2000), Lisbona (2007) e Tripoli (2010), Bruxelles (2014) a cui si è aggiunto il summit sulle migrazioni del novembre 2015 a La Valletta.

L’incontro avrà un valore significativo perché permetterà di fare il punto sulle relazioni tra i due continenti a dieci anni dal lancio della “Joint Africa-Eu Strategy” adottata nel 2007. Continua a leggere

Macron e la guerra francese nel Sahel. Il nuovo presidente e la pesante eredità di Hollande

Passata l’euforia per la vittoria elettorale, Macron si trova a raccogliere la pesante eredità di Hollande che riconsegna al neo-eletto presidente francese un Paese fortemente impegnato militarmente nel mondo ed, in particolare, in Africa.

La più imponente missione dell’esercito francese attualmente in corso – fuori dal territorio nazionale – è infatti in corso nel Sahel. Continua a leggere

Ecco perché i fondi promessi da Alfano e Minniti alla Libia e al Niger saranno spesi inutilmente

Forse Alfano avrebbe fatto meglio a chiedere un parere a Billo prima di promettere al governo del Niger 50 milioni di euro per potenziare il controllo delle frontiere esterne del Paese africano. Billo, arrivato in Italia dal Senegal dopo aver attraversato  il deserto e il Mediterraneo, gli avrebbe detto che quei soldi saranno spesi inutilmente. Il perché è semplice:

«Quanto guadagnano le guardie nigerine che pattugliano Agadez, una delle zone più povere, di uno dei Paesi più poveri dell’Africa?” Racconta il giovane con l’aria di chi non parla per sentito dire, ma di chi ha ancora impressi nella memoria e sulla pelle i segni di quel viaggio.

“Poco, pochissimo… – aggiunge – e questo significa che le guardie continueranno a chiedere soldi ai migranti e chi potrà pagare passerà mentre chi non potrà pagare verrà picchiato, esattamente come avviene oggi, e respinto indietro. Magari chiederanno semplicemente più soldi per farsi convincere…».

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Nuova normativa europea
sui “conflict minerals”.
Le critiche della società civile: tiepida, tardiva e titubante

Dopo sei anni di negoziati, nel giro di pochi giorni, il Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo hanno dato il via libera al nuovo regolamento per l’importazione nei Paesi dell’Unione di stagno, tungsteno, tantalio e oro provenienti da zone di conflitto. Le regole entreranno in vigore dal 1° gennaio 2021.

Si conclude così un vero e proprio braccio di ferro tra il Parlamento europeo, che voleva misure più restrittive prevedendo un sistema di controlli vincolante per l’intera filiera, e il Consiglio, favorevole invece alla volontarietà dei controlli da parte delle stesse imprese importatrici. Continua a leggere