Macron e la guerra francese nel Sahel. Il nuovo presidente e la pesante eredità di Hollande

Passata l’euforia per la vittoria elettorale, Macron si trova a raccogliere la pesante eredità di Hollande che riconsegna al neo-eletto presidente francese un Paese fortemente impegnato militarmente nel mondo ed, in particolare, in Africa.

La più imponente missione dell’esercito francese attualmente in corso – fuori dal territorio nazionale – è infatti in corso nel Sahel.

Si tratta dell’Operazione Barkhane che vede impegnati 4 mila soldati francesi dispiegati su un territorio esteso per migliaia di chilometri quadrati: dalla Mauritania al Ciad, passando per Mali, Burkina Faso e Niger (i cosiddetti Paesi del G5 Sahel). Una presenza ingente di uomini e mezzi: 3 droni, 7 aerei da combattimento, da 6 a 10 aerei per il trasporto tattico, 300 veicoli blindati, 300 veicoli logistici.

La missione, lanciata ufficialmente il 1° agosto del 2014, ha raccolto l’eredità di due precedenti operazioni condotte dalla Francia in Mali e in Ciad, denominate rispettivamente Operation Serval e Épervier.

Particolarmente delicata rimane la situazione nel nord del Mali dove continuano gli attacchi da parte dei diversi gruppi attivi nella zona. Solo per citare alcuni degli ultimi episodi: il 18 aprile cinque soldati maliani sono stati uccisi a Gourma Rharous, 9 soldati sono caduti pochi giorni dopo in un’imboscata nella regione di Ségou, mentre un Casco Blu liberiano, parte della Minusma (la missione Onu nel Paese), è stato ucciso il 3 maggio durante un assalto rivendicato dal “Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani” a Timbuktu.

Una situazione che ha spinto il 30 aprile l’assemblea nazionale del Mali a rinnovare lo stato di emergenza nel nord del Paese per altri sei mesi.

Sulla crisi nella regione vi segnalo questo articolo di Internazionale (a firma di Andrea de Georgio).

Fra il 29 e il 30 aprile, mentre in Francia si giocano le ultime battute della campagna elettorale nella foresta di Foulsare, a sud-ovest di Gao, al confine tra Mali e Burkina Faso, divampava ben altra battaglia.

Le forze di Barkhane, sostenute dalla copertura aerea dei Mirage 2000 e da due elicotteri da combattimento, hanno condotto un’operazione denominata Bayard con l’obiettivo di distruggere alcune basi logistiche utilizzate dai gruppi armati presenti nella zona.

Un portavoce dell’esercito ha dichiarato che venti miliziani sarebbero stati ucciso o catturati, mentre il resto del gruppo si dava alla fuga.

“L’operazione – si legge in un comunicato – ha portato al recupero e alla distruzione di mezzi (20 moto, 2 pick-up), armamenti e strumenti informatici”.

Non esistono fonti indipendenti su quanto accaduto.

Sempre alla fine di aprile si è tenuta a Niamey, in Niger, la riunione del Comitato di difesa e sicurezza dei Paesi del G5 Sahel alla presenza del generale de Villiers, capo di stato maggiore dell’esercito francese. 

Solo il tempo ci dirà se Macron vorrà ripensare o ridefinire la presenza francese nella regione, ma sarà difficile ipotizzare un disimpegno da un’area troppo importante per gli interessi francesi di ieri, oggi e domani.

***Per comprendere le motivazioni – politiche, economiche e di sicurezza – dell’intervento francese nel Sahel vi segnaliamo questo articolo.

Caro presidente Hollande la Francia era già in guerra nel cuore dell’Africa

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