La corsa di Katumbi alla
presidenza del Congo
potrebbe finire in Puglia

Chi l’avrebbe mai detto che la corsa alla presidenza della Repubblica Democratica del Congo del leader dell’opposizione Moïse Katumbi – uno dei principali avversari del presidente Kabila – si sarebbe arenata non alla periferia di Kinshasa, ma tra gli ulivi della campagna pugliese. Più precisamente tra le pieghe dei registri anagrafici di San Vito dei Normanni, comune di poco meno di 20 mila abitanti in provincia di Brindisi.

Una storia che potrebbe far sorridere se non fosse tremendamente seria tanto da aver spinto, nelle ultime ore, la magistratura congolese ad emettere un avviso di garanzia nei confronti dell’ex governatore del Katanga.

Tutto nasce da alcune accuse mosse dalla Maggioranza presidenziale  – la coalizione che sostiene Kabila – che hanno trovato riscontri in un’inchiesta della rivista Jeune Afrique che, il 22 marzo scorso, ha rivelato come Katumbi fosse stato in possesso della cittadinanza italiana dal 2000 al 2017.

Dichiarazioni comprovate dalla pubblicazione di una dichiarazione dello stesso comune pugliese in cui si conferma l’acquisizione della cittadinanza italiana il 30 ottobre 2000.

Questo significa che, negli anni in cui era governatore del Katanga (2007-2015), Katumbi era in possesso della doppia cittadinanza, cosa espressamente vietata dall’articolo 10 della Costituzione congolese approvata nel 2006.

Inutile dire che le forze pro-Kabila abbiano subito approfittato della situazione per frenare la corsa di un avversario scomodo, già indebolito da alcuni procedimenti giudiziari in cui è imputato, verso le elezioni fissate per il 23 dicembre 2018.

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