Nel giugno 2018 la seconda
edizione della Conferenza
ministeriale Italia-Africa

Il 21 giugno 2018 si terrà la seconda edizione della Conferenza Italia-Africa”. A dare l’anticipazione ieri a Milano nel corso del convegno “Africa sub-sahariana. La sfida dello sviluppo paritario” promosso dal Cipmo in collaborazione con la Fondazione Eni – Enrico Mattei e l’Institute for Global Studies (Igs) è stato un funzionario del ministero degli Affari Esteri.

La prima edizione della conferenza si era tenuta a Roma nel maggio del 2016 alla presenza di delegazioni di 50 Paesi africani.

Il crescente interesse dell’Italia per il continente è sottolineato anche dall’attività diplomatica e consolare: negli ultimi anni l’Italia ha aperto due nuove ambasciate – in Niger e Guinea Conakry – ed è prossima l’apertura di un’ambasciata in Burkina Faso.

Un interesse legato certamente alle questioni migratorie, ma anche alle opportunità economiche: l’Italia con 11 miliardi di dollari investiti nel 2016 – dato legato soprattutto ai grandi investimenti Eni – è stato il primo investitore europeo in Africa sub-sahariana e il terzo a livello mondiale.

“A trainare gli interessi delle imprese italiane in Africa – ha spiegato nel corso del convegno Pierluigi D’Agata, direttore generale di Confindustria Assafrica e Mediterraneo – è prima di tutto la crescita economica dei Paesi africani che va di pari passo alla crescita di una nuova classe media. Ma pesano anche i processi infrastrutturali e l’apertura al settore privato della cooperazione allo sviluppo”.

L’Italia è il settimo partner commerciale del continente africano con 31,5 miliardi di beni scambiati ogni anno, ha ricordato il direttore di Assafrica, che ha ribadito l’importante ruolo giocato dalle piccole e medie imprese italiane.

“Certamente ci sono grandi progetti su cui le nostre aziende non hanno la possibilità di competere di fronte alle aziende cinesi – ha concluso D’Agata – ma grazie alla loro dimensione le nostre piccole e medie imprese italiane possono costruire partnership dove portare know how e formazione. Servono però strumenti per garantire l’accesso al credito a cui le piccole imprese spesso faticano ad accedere”.

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