Archivi categoria: approfondimenti

Dopo Francia e Germania, l’Italia pensa ad inviare truppe nel Sahel. Opportunità e criticità di una missione

“Il Ministero della Difesa smentisce le notizie relative all’invio di militari italiani in Niger. Si sottolinea che non vi è nessuna ipotesi operativa al riguardo. La simulazione e pianificazione di tali azioni rientra nella normale attività addestrativa degli Stati Maggiori e riguarda le principali aree di crisi”.

Con questa nota il Ministero della Difesa italiano ha smentito, nei giorni scorsi, le notizie diffuse dal quotidiano La Repubblica circa la messa a punto dell’Operazione militare italiana “Deserto Rosso” tesa a contrastare i flussi di immigrati illegali che dal Niger raggiungono la Libia. Continua a leggere

Summit di Malta: pronti a dare luce verde al “muro” Europeo

JOE KLAMAR/AFP

Quelli che ci attendono saranno giorni decisivi per il futuro delle politiche migratorie dell’Unione europea e, di conseguenza, per la sorte di migliaia di migranti già in viaggio verso l’Europa.

Venerdì 3 febbraio i capi di stato e di governo riuniti a Malta per un Consiglio europeo informale saranno chiamati a dare luce verde al nuovo piano per il blocco dei migranti lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Continua a leggere

Cinque Paesi africani vietano l’importazione di “carburanti sporchi” prodotti in Europa

- Dirty Diesel report, page 18: In the overwhelming heat and humidity of the Ghanaian capital, Accra, traffic jams persist at all hours of the day. East Legon Road, Accra, Ghana, June 2016 | © Carl De Keyzer – Magnum

– Dirty Diesel report, © Carl De Keyzer – Magnum

Una buona notizia per la salute di 250 milioni di africani. Lo scorso 1° dicembre ad Abuja i rappresentanti di cinque stati dell’Africa occidentale – Nigeria, Benin, Togo, Ghana e Costa d’Avorio – hanno sottoscritto un accordo per vietare l’importazione dei cosiddetti “dirty fuels” (carburanti sporchi) provenienti dall’Europa.

Si tratta di prodotti la cui vendita è vietata nei Paesi dell’Unione europea a causa dell’alta concentrazione di inquinanti che vengono, invece, liberamente esportati nei Paesi africani, approfittando dei più bassi standard di sicurezza. Continua a leggere

MINERALI CLANDESTINI:
una mostra itinerante
spiega il legame
con i nostri cellulari

Miniera di Coltan in Repubblica Democratica del Congo

Miniera di Coltan in Repubblica Democratica del Congo

Che legame hanno migrazioni, guerre, vendita di armi e minerali preziosi?

Le Associazioni Chiama l’Africa (www.chiamafrica.it), Solidarietà-Muungano onlus (www.muungano.it) e Rete Pace per il Congo (www.paceperilcongo.it) stanno realizzando una mostra fotografica itinerante sullo sfruttamento dei minerali utilizzati nei principali prodotti tecnologici di largo consumo, estratti e commercializzati illegalmente in Africa e nel mondo. Continua a leggere

L’olio tunisino non deve far paura: se la Tunisia cresce l’Italia guadagna

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Si è parlato molto nei giorni scorsi della decisione dell’Unione europea di allargare la quota di olio di oliva tunisino che potrà essere importato – senza dazi – in Europa. Il Parlamento europeo ha dato luce verde alla proposta della Commissione che, fino alla fine del 2017, metterà a disposizione un contingente tariffario senza dazio unilaterale di 35 mila tonnellate all’anno di olio in aggiunta alle attuali 56.700. Continua a leggere

Sempre più migranti “abbandonati” in Sicilia.
Il caso Agrigento

fuga-750x330Nel giorno in cui il CPSA (Centro di primo soccorso e assistenza) di Pozzallo diventava a tutti gli effetti il terzo Hotspot siciliano l’ennesima denuncia investiva il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo in Italia. Ci troviamo nello specifico ad Agrigento dove tra il 14 e 15 gennaio decine di migranti – raggiunti da provvedimenti di respingimento differito -venivano abbandonati nei pressi della Stazione di Aragona Caldare.

“Si è ormai definita la prassi – scrive in una lettera Valerio Landri, direttore del Centro per la Carità dell’arcidiocesi di Agrigento  – di accompagnare i migranti (in arrivo a Porto Empedocle e destinatari di un provvedimento di respingimento differito) presso stazioni dei treni o dei bus perché adempiano volontariamente all’invito a ritornarsene in patria entro il termine di 7 giorni”. Continua a leggere

Si festeggia l’accordo sul clima
ma c’è chi non può aspettare.
L’Etiopia vittima de “El Niño”

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Non più di una settimana fa mentre a Parigi il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius, festeggiava l’accordo trovato al termine della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (Cop21), in Etiopia, l’Organizzazione mondiale della Sanità dispiegava una missione di emergenza per sostenere il ministero della sanità etiope nel fronteggiare la peggiore siccità degli ultimi trent’anni.

Perché, con buona pace dei grandi della terra che hanno salutato con entusiasmo l’accordo “vincolante” di Parigi (con l’obiettivo di bloccare il surriscaldamento globale ben al di sotto dei due gradi centigradi rispetto al periodo pre-industriale), ci sono Paesi che non possono aspettare il 2020 – l’anno in cui entrerà in vigore l’accordo – perché stanno già pagando oggi le conseguenze dei cambiamenti climatici. Continua a leggere

Referendum in Congo:
le parole di Hollande
accendono la polemica

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E’ tornata la calma a Brazzaville dopo gli scontri dei giorni scorsi, ma la tensione resta alta in tutta la Repubblica del Congo in vista del referendum costituzionale che, domenica 25 ottobre, potrebbe aprire le porte ad un terzo mandato del presidente Denis Sassou Nguesso  (al potere da 32 anni).

A far discutere, in queste ore, sono le parole del presidente francese Hollande che, in una conferenza stampa a Parigi, ha difeso il “diritto del presidente Nguesso di consultare il suo popolo”. Hollande ha anche aggiunto che, una volta consultato il popolo, sarà compito di Nguesso, così come di ogni altro presidente, “rispettarne la volontà”. Continua a leggere

Dossier Caritas accusa ENI:
in Congo devastazioni ambientali.
La replica: Falsità

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«I problemi nel nostro villaggio sono iniziati quando hanno cominciato ad estrarre il petrolio. Il problema principale è l’acqua: da quando estraggono il petrolio i torrenti qui intorno sono avvelenati. ENI ha costruito per rimediare al danno due punti di raccolta per l’acqua potabile, ma non è la stessa cosa…Nei fiumi noi pescavamo, lavavamo i vestiti, facevamo il bagno; per centinaia di anni i corsi d’acqua nella foresta ci hanno sfamato e dato l’acqua per sopravvivere, ma tutto questo oggi non è più possibile, a causa dell’inquinamento. Soprattutto nella stagione delle piogge l’acqua porta a valle tutti i detriti dell’estrazione del petrolio, avvelenando i nostri fiumi».

Senza titolo-1A denunciare le conseguenze dello sfruttamento petrolifero nell’area del campo di Mboundi (nel quale Eni ha un interesse all’83%) in Repubblica del Congo è il capovillaggio di Ndongo. Una testimonianza raccolta da Caritas Italiana nel dossier “Ecologia Integrale” pubblicato in occasione della Giornata per la Salvaguardia del Creato del 1° settembre. La Repubblica del Congo è attualmente il quarto produttore di petrolio dell’Africa sub-sahariana, ma per gli analisti potrebbe superare la Guinea Equatoriale al terzo posto entro il 2017. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale la previsione di produzione per il 2015 è di 88 milioni di barili: dalla vendita (in gran parte destinata alle esportazioni) lo stato ricaverà 39,6% del budget nazionale. Una cifra in forte calo – a causa di una lieve flessione nella produzione (-3,4%) e del crollo dei prezzi – rispetto al 64,7% del 2014 e all’82,1% del 2013. Molti dei giacimenti si trovano off-shore.

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La crisi dimenticata del Darfur dove i bambini non fanno ooh (150 mila sfollati nel solo 2015)

In principio era Povia e “i bambini fanno ooh”. Ma si sa, l’interesse dell’opinione pubblica per le crisi umanitarie dura giusto il tempo di una stagione, un po’ come i pantaloni a vita alta o come i giochi virali in rete. Sono in prima pagina un giorno, poi in seconda e, via così, nel loro lungo peregrinare verso le pagine centrali di qualche inserto o qualche rubrica on-line per addetti ai lavori.

Non lo scopriamo certo oggi che l’assuefazione dei lettori è il peggior nemico dei media e delle organizzazioni impegnate nella cooperazione internazionale ma, il caso del Darfur, regione del Sudan occidentale, al centro di una delle crisi umanitarie più durature e crudeli del pianeta, è emblematico di come le società di oggi siano capaci di dimenticare. E di farlo in fretta.

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