Cinque Paesi africani vietano l’importazione di “carburanti sporchi” prodotti in Europa

- Dirty Diesel report, page 18: In the overwhelming heat and humidity of the Ghanaian capital, Accra, traffic jams persist at all hours of the day. East Legon Road, Accra, Ghana, June 2016 | © Carl De Keyzer – Magnum

– Dirty Diesel report, © Carl De Keyzer – Magnum

Una buona notizia per la salute di 250 milioni di africani. Lo scorso 1° dicembre ad Abuja i rappresentanti di cinque stati dell’Africa occidentale – Nigeria, Benin, Togo, Ghana e Costa d’Avorio – hanno sottoscritto un accordo per vietare l’importazione dei cosiddetti “dirty fuels” (carburanti sporchi) provenienti dall’Europa.

Si tratta di prodotti la cui vendita è vietata nei Paesi dell’Unione europea a causa dell’alta concentrazione di inquinanti che vengono, invece, liberamente esportati nei Paesi africani, approfittando dei più bassi standard di sicurezza. Continua a leggere

Raggiunto l’accordo UE
sui conflict minerals.
Le critiche di FOCSIV e CIDSE

Miniera di Coltan in Repubblica Democratica del Congo

Miniera di Coltan in Repubblica Democratica del Congo

L’Unione Europea ha compiuto un timido, ma positivo passo verso una maggiore trasparenza del commercio europeo dei minerali.

I parlamentari europei hanno concluso, dopo mesi, i negoziati sulla nuova legge sui cosiddetti “conflict minerals”, un Regolamento che ha lo scopo di garantire che i minerali che entrano nell’Unione Europea non vengano estratti in situazioni di conflitti o violazioni di diritti umani.

Alcune imprese europee coinvolte nel commercio dei minerali saranno, per la prima volta, obbligate  ad adottare misure per evitare che la propria filiera produttiva sia collegata ai conflict minerals; tuttavia, una serie di concessioni e scappatoie dell’ultimo minuto potrebbero minare l’impatto del Regolamento, permettendo di esonerare un gran numero di imprese dalla normativa. Continua a leggere

L’Italia cresce in Africa.
Il vice ministro Mario Giro:
“Se non ora quando?”

656878db-b8fc-4be6-93b0-db10a464e87f_xl

Quando si parla di relazioni tra l’Italia e il continente africano, Mario Giro, è da considerarsi più di una semplice persona informata sui fatti. Non solo perché dal 29 gennaio 2016 è vice ministro degli Esteri con delega alla Cooperazione Internazionale, ma perché da oltre due decenni intrattiene relazioni personali ed istituzionali (importante il suo ruolo di mediatore per la Comunità di S. Egidio) con leader politici e della società civile sulle due sponde del Mar Mediterraneo. Nei giorni scorsi ha affidato a Facebook questa nota.

15107264_10155570852328306_4731058450755897565_nA parte una certa retorica – presente più nell’immagine scelta che non nel testo (ho sempre un po’ di orticaria quando vedo usare la parola “salvare” associata all’Africa…) – crediamo sia un punto di vista interessante per capire il cambio di prospettiva e di coinvolgimento dell’Italia nei confronti del continente africano, come dimostra l’aumento costante degli investimenti diretti esteri e un approccio di cooperazione che punta alla creazione di di posti di lavoro. Per questo buona lettura!
Continua a leggere

Il ministro Gentiloni in Niger, Mali e Senegal: l’impegno europeo per fermare i migranti

cw6x1xbwqaaftdz

Continua il viaggio dei leader europei nei Paesi al centro dei nuovi accordi di partenariato tra l’Unione europea e l’Africa con l’obiettivo di frenare il flusso di migranti diretti verso l’Europa. Il ministro degli esteri Paolo Gentiloni ha fatto tappa, il 10 e 11 novembre, in Niger, Mali e Senegal, insieme al sottosegretario agli Interni Manzione, e ai responsabili della Commissione Ue per gli accordi sull’immigrazione con l’Africa.

“L’obiettivo – ha spiegato Gentiloni sulla sua pagina fb – è sia di aiutare lo sviluppo di questi paesi per combattere le cause delle migrazioni, sia di collaborare per ridurre i flussi e sottrarli al controllo dei trafficanti”. Continua a leggere

La missione di Merkel l’africana:
nel Sahel per salvare l’Ue
(e se stessa). Irritando Parigi

 

merkelafrica008-1

Per capire quanto la questione migratoria ed, in particolare, il flusso dei migranti dall’Africa pesi sul futuro politico dell’Unione europea e dei suoi stati membri, alle prese con importanti vigilie elettorali (Francia e Germania in testa), è sufficiente cogliere l’inaspettato dinamismo diplomatico della cancelliera tedesca Angela Merkel nella regione africana del Sahel.

Perché se è vero che dal maggio 2014 con l’approvazione di una nuova strategia per l’Africa, Berlino ha rilanciato il suo ruolo politico ed economico nel continente, è fuori di dubbio che quanto avvenuto nella settimana dal 10 al 16 ottobre abbia dell’eccezionale. Continua a leggere

Evelyne e il mondo Nappyitalia alla conquista di Bruxelles

nappygirls

“Posso essere onesta e dire che non mi aspettavo nulla di tutto ciò, ma pare che Nappytalia riesca sempre ad emozionare”, tanto da riuscire a scaldare – aggiungiamo noi – il cuore delle istituzioni europee.

Evelyne S. Afaawua non trattiene l’emozione per il riconoscimento che ha ottenuto, giovedì 23 settembre, nella sede del Parlamento europeo di Bruxelles dove il progetto Nappytalia è stato premiato con il primo premio nella categoria “social” al “Digital African Woman Conference”, un programma che punta a supportare lo sviluppo di start-up high-tech da parte di donne africane nel Continente o della Diaspora.

Giovani imprenditrici come Evelyne, fondatrice di Afro-Italian Nappy Girls, una community (nata su Facebook ma cresciuta dentro e fuori dal web) che riunisce le ragazze Afro-Italiane, che hanno deciso di abbandonare le stirature chimiche per sfoggiare i loro ricci Afro al naturale con orgoglio. Un risultato che le permetterà di partecipare agli Start Europe awards 2016 dove però, ammette con rammarico, “rappresenterà il Belgio, in quanto loro hanno scovato il mio progetto. Purtroppo è alquanto triste non poter rappresentare l’Italia, ma è così”. Per saperne di più abbiamo raggiunto Evelyne a Bruxelles, via social network ovviamente. Continua a leggere

La denuncia di “Public Eye”:
“Le aziende svizzere inondano l’Africa di carburante tossico”

Road from Accra to Kintambo. Ghana.  Cover picture of the report "Dirty Diesel. How Swiss Traders Flood Africa with Toxic Fuels. A Public Eye Investigation, September 2016. |

Road from Accra to Kintambo. Ghana. Cover picture of the report “Dirty Diesel. How Swiss Traders Flood Africa with Toxic Fuels. A Public Eye Investigation, September 2016. |

Il rapporto “Dirty Diesel”, pubblicato dall’organizzazione svizzera Public Eye, già conosciuta come Berna Declaration, svela gli abusi commessi in Africa dagli imprenditori svizzeri del settore petrolchimico. Alcune aziende approfittano degli insufficienti standard africani per produrre, fornire e vendere carburanti ad alto tenore di zolfo, proibiti in Europa. Mediante pratiche illegittime, queste società contribuiscono all’aumento dell’inquinamento dell’aria nei villaggi africani, mettendo quindi a rischio la salute di milioni di persone. Nella petizione indirizzata a Trafigura, Public Eye ed i suoi partner africani domandano al gigante ginevrino di impegnarsi a vendere, ovunque nel mondo, carburanti conformi agli standard europei. Continua a leggere

Da Como la storia di Christian: il richiedente asilo che aiuta i migranti bloccati in stazione

PANO_20160904_170719 (1)

Da settimane la situazione dei migranti accampati nel parco della stazione S. Giovanni di Como si è guadagnata l’attenzione dei giornali, non solo italiani ma di mezza Europa. Como è stata dipinta come la nuova Ventimiglia e i numeri – le presenze oscillano stabilmente tra le 350 e le 450 persone – sembrano confermare questa lettura.

Nonostante la rigidezza dei controlli da parte delle Guardie di confine, con modi non sempre “ortodossi” come ha recentemente denunciato l’associazione ASGI, la Svizzera è diventata un nuovo corridoio di transito per quanti, arrivati in Italia per lo più dai Paesi del Corno d’Africa (Eritrea ed Etiopia in testa), cercano di raggiungere il nord Europa.

Ma come spesso accade accanto alla Storia con la “s” maiuscola e al tentativo di trovare risposte politiche ed umanitarie all’emergenza, ruotano le storie, piccole ma altrettanto importanti: quelle dei migranti, dei volontari e di tanti comuni cittadini. Definizioni che finiscono per confondersi nel caso di Christian Unanam, richiedente asilo nigeriano arrivato a Como nell’aprile del 2015 e divenuto nelle scorse settimane uno dei tanti volontari impegnati nell’assistenza al popolo di San Giovanni.  Continua a leggere

Cercando la via per il nord:
in aumento i migranti africani al confine italo-svizzero

TiPress_220151-2

Da circa una settimana la stazione San Giovanni di Como è al centro di un flusso di migranti – per lo più eritrei e somali – intenzionati ad attraversare il confine diretti verso il nord Europa. Una situazione divenuta particolarmente critica nei giorni scorsi quando, nelle ore serali, sono arrivati ad essere un centinaio i migranti costretti a dormire all’addiaccio nei pressi della stazione.

I giornali a caccia di titoli ad effetto hanno parlato di Como come la nuova Ventimiglia, in Svizzera si è arrivati addirittura ad evocare Calais, la città su La Manica che accoglie i migranti diretti verso il Regno Unito. Ma a guardarla da vicino la situazione nella città lombarda al confine con il Canton Ticino è ben diversa.

Continua a leggere

I nuovi accordi tra Ue e Africa per gestire le migrazioni.
Cinque cose da sapere

EXYD_2015_European_Commission

Nei giorni scorsi – precisamente il 7 giugno 2016 – la Commissione europea ha presentato a Strasburgo il nuovo schema di accordi bilaterali (i cosiddetti compacts) che verranno sottoscritti con sette Paesi di Africa (Nigeria, Mali, Niger, Senegal ed Etiopia) e Medio Oriente (Giordania e Libano) nel tentativo di coinvolgerli nella gestione dei flussi migratori. Ho provato a leggere i vari documenti ufficiali di quella che è stata ribattezzata una “New Migration Partnership Framework” e questo è quello che ho capito riguardo all’Africa. Continua a leggere