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Raggiunto l’accordo UE
sui conflict minerals.
Le critiche di FOCSIV e CIDSE

Miniera di Coltan in Repubblica Democratica del Congo

Miniera di Coltan in Repubblica Democratica del Congo

L’Unione Europea ha compiuto un timido, ma positivo passo verso una maggiore trasparenza del commercio europeo dei minerali.

I parlamentari europei hanno concluso, dopo mesi, i negoziati sulla nuova legge sui cosiddetti “conflict minerals”, un Regolamento che ha lo scopo di garantire che i minerali che entrano nell’Unione Europea non vengano estratti in situazioni di conflitti o violazioni di diritti umani.

Alcune imprese europee coinvolte nel commercio dei minerali saranno, per la prima volta, obbligate  ad adottare misure per evitare che la propria filiera produttiva sia collegata ai conflict minerals; tuttavia, una serie di concessioni e scappatoie dell’ultimo minuto potrebbero minare l’impatto del Regolamento, permettendo di esonerare un gran numero di imprese dalla normativa. Continua a leggere

Minerali Insanguinati:
i deputati europei per
la tracciabilità obbligatoria

11120592_589618337846393_9008280735727139319_nChi conosce i meccanismi delle Istituzioni europee sa che non si può cantare vittoria troppo presto, ma quello compiuto mercoledì 20 maggio al Parlamento europeo di Strasburgo è certamente un passo importante per cercare di bloccare il circolo vizioso tra sfruttamento delle risorse minerali e guerre. Ora la palla passa al Consiglio dell’Unione europea (ovvero ai 28 Stati membri) all’interno di quella che viene definita procedura di “codecisione”. Per l’approvazione finale del regolamento ci vorrà ancora tempo.

Secondo il testo approvato in prima lettura del Parlamento europeo (con 402 voti favorevoli, 118, contrari e 171 astensioni) gli importatori UE di stagno, tantalio, tungsteno e oro per la produzione di beni al consumo dovrebbero essere obbligate a ricevere la certificazione UE per garantire che non alimentino conflitti e violazioni dei diritti umani nelle zone di guerra.

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Parlamento Europeo:
al voto la nuova legge
sui “minerali insanguinati”

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Si prevede battaglia martedì 19 maggio a Strasburgo quando approderà, nell’aula del Parlamento Europeo, la nuova proposta di legge sulla trasparenza nelle importazioni di minerali provenienti da zone di conflitto. Da mesi associazioni, ONG e movimenti che invocano maggiore “responsabilità” delle imprese europee nella catena di approvvigionamento delle materie prime, si stanno battendo perché la legge che verrà votata mercoledì 20 maggio non sia una legge svuotata dei suoi reali poteri.

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Ecco cosa si nasconde nel tuo smartphone? Al via la campagna Minerali Clandestini

Miniera di Coltan in Repubblica Democratica del Congo

Miniera di Coltan in Repubblica Democratica del Congo

“Perché quando compriamo o mangiamo una bistecca pretendiamo di sapere dove l’animale è stato allevato, macellato e, persino, con quali mangimi è stato nutrito, mentre quando compriamo un qualsiasi apparecchio elettronico non possiamo sapere nulla sull’origine dei minerali che lo compongono?”

Eugenio Melandri, ex parlamentare europeo, parte da questa semplice domanda per presentare ad Africaeuropa la Campagna “Minerali Clandestini” lanciata in queste settimane da due ONG italiane – Chiama l’Africa e Solidarietà e Cooperazione Cispi – e collegata ad un’analoga iniziativa promossa a livello europeo da EurAc, rete di 39 organizzazioni europee che si occupano di Africa centrale. La richiesta dei promotori è quella di chiedere alle Istituzioni europee una maggior incisività nelle norme che riguardano la tracciabilità dei minerali provenienti dalle aree di conflitto: due recenti direttive della Commissione in materia pongono, infatti, la questione nell’ottica delle “volontarietà” della aziende che sono invitate – e non obbligate – a rendere nota l’origine dei minerali utilizzati.

Leggi e firma la petizione

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Missionari e Religiosi invocano più trasparenza all’Unione europea nel settore estrattivo

 

FireShot Screen Capture #016 - 'Gw-pwyp' - www_globalwitness_org_endingsecrecy

Il tema della trasparenza nel settore estrattivo è da tempo uno dei nodi più caldi nelle relazioni tra Africa ed Europa. Tanto che, da pochi giorni, è stata lanciata in Italia una petizione per chiedere maggior incisività alle norme europee e la tracciabilità dei cosiddetti “Minerali Clandestini” (potete firmare qui). Ma cosa prevedere la legislazione europea e cosa si potrebbe fare per renderla più incisiva? Con questo articolo africaeuropa avvia una collaborazione con l’Africa Europe Faith and Justice Network, una rete cristiana  – nata nel 1988 – che raduna una cinquantina di istituti religioni e missionari nei due continenti, proponendosi di promuovere la giustizia e la pace. L’AEFJN ha una sede permanente a Bruxelles.

Quella che vi proponiamo è la traduzione di un articolo pubblicato in inglese e francese sul sito dell’associazione.

Il comportamento delle compagnie europee del settore estrattivo (petrolio e minerali) operanti in Africa è spesso criticato per i molti abusi commessi nello sfruttamento delle risorse naturali. Questi abusi spaziano dalle negoziazioni segrete tra le compagnie e i governi africani alle violazioni dei fondamentali diritti dei lavoratori e delle popolazioni locali. Sono inclusi anche la mancanza di controllo dei minerali esportati, le limitate tasse pagate ai paesi ospitanti e la mancanza di responsabilità delle compagnie per i danni ambientali causati dall’industria estrattiva. Questo articolo intende mostrare come la trasparenza sia importante per il corretto sfruttamento delle risorse minerali in Africa ma non abbastanza per un impatto positivo generale sulla popolazione africana.

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