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Se Tallinn non chiama Addis. Quel filo interrotto tra
i leader dei due continenti

“Due continenti, un solo futuro”. E’ questa la scritta, o forse potrei dire il motto, che campeggia sotto la testata di questo blog fin dalla sua nascita, ormai tre anni fa.

Non è retorica, ma la convinzione – concreta – che la storia e il destino di Africa ed Europa siano intrinsecamente legati. Basta scorrere gli articoli pubblicati in questi anni (assolutamente non esaustivi della complessità di questa relazione) per rendersi conto di quanto sia vero. Continua a leggere

Summit di Malta: pronti a dare luce verde al “muro” Europeo

JOE KLAMAR/AFP

Quelli che ci attendono saranno giorni decisivi per il futuro delle politiche migratorie dell’Unione europea e, di conseguenza, per la sorte di migliaia di migranti già in viaggio verso l’Europa.

Venerdì 3 febbraio i capi di stato e di governo riuniti a Malta per un Consiglio europeo informale saranno chiamati a dare luce verde al nuovo piano per il blocco dei migranti lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Continua a leggere

L’olio tunisino non deve far paura: se la Tunisia cresce l’Italia guadagna

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Si è parlato molto nei giorni scorsi della decisione dell’Unione europea di allargare la quota di olio di oliva tunisino che potrà essere importato – senza dazi – in Europa. Il Parlamento europeo ha dato luce verde alla proposta della Commissione che, fino alla fine del 2017, metterà a disposizione un contingente tariffario senza dazio unilaterale di 35 mila tonnellate all’anno di olio in aggiunta alle attuali 56.700. Continua a leggere

Minerali insanguinati:
a due mesi dal voto l’Europa
può fare marcia indietro

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Quale sarà il destino della normativa europea sui minerali provenienti dalle aree di conflitto? Ce lo chiediamo a due mesi di distanza dal voto del Parlamento europeo che, il 20 maggio scorso, ha approvato – in prima lettura – alcuni emendamenti alla risoluzione presentata dalla Commissione che introducono l’obbligo della “Due Diligence” (diligenza dovuta) per le 800.000 imprese dell’UE che utilizzano stagno, tungsteno, tantalio e oro nella fabbricazione di prodotti di consumo.

In pratica, se la risoluzione dovesse essere approvata anche dal Consiglio dell’Unione europea, diventando a tutti gli effetti legge dell’UE, le compagnie che utilizzano minerali provenienti da zone di conflitto saranno obbligate a dimostrare – ottenendo un’apposita certificazione – il rispetto della responsabilità nella propria catena di approvvigionamento secondo le linee guida dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

Per saperne di più in vista del pronunciamento del Consiglio dell’Ue Africaeuropa ne ha parlato con Frédéric Triest, vice segretario esecutivo di EurAc, una rete di 41 ONG impegnate in Africa centrale.

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«Il business dei trafficanti
si combatte con leggi comuni
non con le bombe»

maxresdefaultI trafficanti di essere umani non si combattono con le bombe ma con un sistema comune di leggi e di controlli. Per Andrea Di Nicola e Gianpaolo Musumeci, autori del libro Confessione di un trafficante di uomini (edito da Chiarelettere), la strada da percorrere per combattere il business dell’immigrazione verso l’Europa passa dall’armonizzazione delle normative comunitarie.

A pochi giorni dalla decisione del Consiglio dell’Unione europea che ha aperto la strada ad una missione militare europea nel Mediterraneo – per cui si aspetta il via libera dell’ONU – abbiamo chiesto a Di Nicola, professore di criminologia all’Università di Trento, di aiutarci a comprendere la realtà di queste organizzazioni.

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Tragedie del Mediterraneo:
l’ingiusto scaricabarile
sull’impotente Unione europea

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Cercherò di essere breve, ma purtroppo stavolta non credo sarà possibile.
Almeno 800 migranti (secondo quanto dichiarato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) sono morti tra il 18 e il 19 aprile; altri 200 il 20 aprile davanti alla costa orientale di Rodi. Altri erano morti in un altro naufragio circa un mese fa.

In queste ore i social network sono pieni di commenti – molti dei quali deliranti e che non meriterebbero nemmeno di essere considerati -, ma quello che mi fa pensare è altro: la maggior parte della gente ha postato una serie di commenti la cui sequenza è di questo tipo:

1) BASTA!!!

2) La nostra indifferenza è colpevole!

3) Cosa fa l’Unione Europea? Perché tace e cerca scuse?

Bene, per quanto mi è possibile, vorrei cercare di spiegarvi il punto 3).

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Processo di Khartoum: dopo Roma diamo al dialogo una possibilità, ma sia una sola

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Per controllare i flussi migratori che dalle aree di crisi si riversano sull’Europa “non si può solo alzare un muro, né bastano solo le azioni di cooperazione: serve una strategia di lungo termine” che mescoli la cooperazione con i Paesi in difficoltà alla ricostruzione di Paesi “vicini al collasso totale”. Sono queste le parole con cui il neo Ministro degli esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha salutato il lancio del Processo di Khartoum sull’immigrazione dall’Africa orientale (l’EU-Horn of Africa Migration Route Initiative), al termine della conferenza interministeriale che si è tenuta a Roma lo scorso 28 novembre.

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Ecco cosa si nasconde nel tuo smartphone? Al via la campagna Minerali Clandestini

Miniera di Coltan in Repubblica Democratica del Congo

Miniera di Coltan in Repubblica Democratica del Congo

“Perché quando compriamo o mangiamo una bistecca pretendiamo di sapere dove l’animale è stato allevato, macellato e, persino, con quali mangimi è stato nutrito, mentre quando compriamo un qualsiasi apparecchio elettronico non possiamo sapere nulla sull’origine dei minerali che lo compongono?”

Eugenio Melandri, ex parlamentare europeo, parte da questa semplice domanda per presentare ad Africaeuropa la Campagna “Minerali Clandestini” lanciata in queste settimane da due ONG italiane – Chiama l’Africa e Solidarietà e Cooperazione Cispi – e collegata ad un’analoga iniziativa promossa a livello europeo da EurAc, rete di 39 organizzazioni europee che si occupano di Africa centrale. La richiesta dei promotori è quella di chiedere alle Istituzioni europee una maggior incisività nelle norme che riguardano la tracciabilità dei minerali provenienti dalle aree di conflitto: due recenti direttive della Commissione in materia pongono, infatti, la questione nell’ottica delle “volontarietà” della aziende che sono invitate – e non obbligate – a rendere nota l’origine dei minerali utilizzati.

Leggi e firma la petizione

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Missionari e Religiosi invocano più trasparenza all’Unione europea nel settore estrattivo

 

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Il tema della trasparenza nel settore estrattivo è da tempo uno dei nodi più caldi nelle relazioni tra Africa ed Europa. Tanto che, da pochi giorni, è stata lanciata in Italia una petizione per chiedere maggior incisività alle norme europee e la tracciabilità dei cosiddetti “Minerali Clandestini” (potete firmare qui). Ma cosa prevedere la legislazione europea e cosa si potrebbe fare per renderla più incisiva? Con questo articolo africaeuropa avvia una collaborazione con l’Africa Europe Faith and Justice Network, una rete cristiana  – nata nel 1988 – che raduna una cinquantina di istituti religioni e missionari nei due continenti, proponendosi di promuovere la giustizia e la pace. L’AEFJN ha una sede permanente a Bruxelles.

Quella che vi proponiamo è la traduzione di un articolo pubblicato in inglese e francese sul sito dell’associazione.

Il comportamento delle compagnie europee del settore estrattivo (petrolio e minerali) operanti in Africa è spesso criticato per i molti abusi commessi nello sfruttamento delle risorse naturali. Questi abusi spaziano dalle negoziazioni segrete tra le compagnie e i governi africani alle violazioni dei fondamentali diritti dei lavoratori e delle popolazioni locali. Sono inclusi anche la mancanza di controllo dei minerali esportati, le limitate tasse pagate ai paesi ospitanti e la mancanza di responsabilità delle compagnie per i danni ambientali causati dall’industria estrattiva. Questo articolo intende mostrare come la trasparenza sia importante per il corretto sfruttamento delle risorse minerali in Africa ma non abbastanza per un impatto positivo generale sulla popolazione africana.

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Verso il 3 ottobre. Non solo commemorazioni, facciamo lo sforzo di capire le migrazioni

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Mancano pochi giorni al 3 ottobre primo anniversario della tragedia di Lampedusa che, con le sue 368 vittime, è divenuta il simbolo di tutte le morti del Mediterraneo (oltre 22 mila dal 2000 – dati IOM).

In varie parti d’Italia e d’Europa sono in programma iniziative di commemorazione per quella che è stata ribattezzata la “Prima giornata della Memoria e dell’Accoglienza”.

Da parte del “Comitato 3 Ottobre”, anima dell’ iniziativa, è arrivato l’invito a fare di questo giorno un’occasione di impegno, per andare oltre il semplice, seppur doveroso ricordo.

Anche noi di Africaeuropa vogliamo fare la nostra parte offrendo un contributo che sia soprattutto di riflessione su un tema troppo spesso banalizzato come quello delle migrazioni.

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